venerdì 2 febbraio 2018

SPAZIO CULTURA - di Igor Colombo "La vera Democrazia difende la stirpe, punisce la corruzione e cancella il debito. Atene nel V secolo."

Proprio nell’antica Atene prende vita quella forma di governo denominata “Democrazia”, composta dalle parole demos (popolo) e Kratos (potere,) portata avanti, trasformata e plasmata nei secoli fino ai giorni nostri in una Democrazia moderna che solo nella parola ed etimologia di essa  rispetta la sua origine e di cui le classi dirigenti di oggi se ne servono come loro scudo quando devono proteggere i loro interessi o giustificare le loro malefatte.
Solone (594 A.C.), uno dei primissimi legislatori, dotò di leggi eque e giuste non solo l’aristocrazia ateniese ma anche gli strati più deboli e poveri della popolazione, liberando i cittadini delle campagne dal peso del debito che li schiacciava e li soffocava, attraverso l’attuazione della “ Seisachtheia”, lo scuotimento dei pesi.

Era una Atene, quella, ancora rurale che conobbe nel giro di pochi anni una rivoluzione culturale, sotto Pisistrato, con la messa su carta dei poemi omerici dell’ Iliade e dell’Odissea,  e, in seguito, una rivoluzione  politica e sociale  con Clistene, colui il quale apparteneva agli alcmeonidi e che attuò un rimescolamento vero e proprio della città, unificandola, attraverso il primo processo di integrazione nel mondo cosiddetto occidentale, il primo ed anche l’unico etnicamente possibile perché compatibile per il diritto di sangue,  unico elemento caratteristico di una comunità nazionale.

Clistene ebbe, infatti, il merito di dividere la città in tre fasce:
Costa,Mesogaia (cioè la pianura) e la  Montagna e da queste tre fasce ne ricavò 10 distretti che soppiantarono le quattro tribù gentilizie allora presenti e composte da tutti i cittadini provenienti dalla costa, dalla pianura e dalla montagna e, con l’operazione poi di associare il popolo alla sua Eteria, attuò un vero e proprio rimescolamento della città ed una integrazione vera ed efficace che durò negli anni successivi. 
La completa rivoluzione politica si ebbe nel 461 A.C. sotto Efialte, un lungimirante uomo politico che come primo atto privò di tutti i poteri l’Areopago, ossia il consesso civico di tutti gli ex arconti, e trasferì tali poteri ad un Tribunale speciale, denominato l’Eliea.
Subito dopo gettò le basi per le future strutture politiche ed elettive che, nell’antica Atene, avvenivano attraverso il sorteggio, furono cosi istituite l’Ecclesia e la Boulè, quest’ultima preparava gli ordini del giorno della prima.

Efialte, obbedendo alla regola naturale di appartenenza ad una comunità nazionale che nell’antica Roma si chiama Ius Sanguinis, stabilì che potevano essere sorteggiati alla carica politica nell’Ecclesia e nella Boulè  i soli cittadini maschi e solo ateniesi, niente donne e, soprattutto, niente stranieri o meglio meteci, come venivano denominati.
Era una Democrazia vera e propria che attuava una forma di razzismo autentico nel senso più semantico del termine e sapeva proteggere i propri confini e, per garantire il rispetto del potere del popolo, fu istituito anche l’ostracismo, uno strumento potente e giusto in mano alla democrazia.

Il politico ostracizzato, il cui nome veniva scritto in questi ostraca, ovvero cocci di vaso o conchiglie, doveva abbandonare sia la carica sia la città per un periodo di dieci anni ed i suoi beni venivano tutti confiscati e consegnati al suo ritorno.
L’ostracismo infatti era solo un provvedimento di carattere politico e non penale, che puniva il responsabile per errori gravi nella condotta politica oppure di corruzione o negligenza.
Un altro provvedimento della Democrazia originale della madrepatria era la mistoforia voluta da Pericle, un gettone di presenza per retribuire coloro i quali partecipavano alla vita politica della città, questo per garantire che le cariche venissero ricoperte da tutti, anche da coloro i quali vivevano del proprio lavoro e che, quindi, abbandonandolo una volta sorteggiati, avrebbero avuto garantito lo stesso una retribuzione per il proprio ruolo svolto per lo Stato. 

Questa breve storia raccontata in sintesi ci fa capire come la Democrazia vera e propria, l’autentico potere del popolo che nell’antica Atene veniva rispettato, nel corso dei secoli sia stata violentata e trasformata e, nel secondo dopoguerra, addirittura mercificata e svuotata di ogni regola democratica.

Immaginate oggi se si potesse punire con l’ostracismo un politico corrotto o che sbaglia, oppure riportare l’emolumento dei parlamentari alla forma originale di Mistoforia, quanti di quei politici che vediamo discettare in giacca e cravatta nei salotti televisivi, avrebbe più voglia di parlare di Democrazia?

Oppure attuare un altro principio basilare della regola democratica originale: il diritto di sangue e non accettare, di conseguenza nella nostra comunità e nel nostro Stato e suolo, un qualsiasi membro appartenente ad un’altra stirpe etnica, gente come la Boldrini avrebbe ancora forza di appellarsi alla Democrazia?

Crediamo proprio di no, tanto per loro il popolo è sovrano solo quando viene chiamato al voto e quindi ogni regola democratica poi deve essere omessa, perché vale il principio di rappresentanza attraverso l’imbroglio e la truffa del voto democratico, quello che il 4 marzo si ripeterà come avviene da anni ormai.


Igor Colombo