lunedì 3 luglio 2017

Calabria, legge per introdurre "gender" - Turtoro (Azione Identitaria): "E' legge che distrugge la famiglia!"

Disoccupazione dilagante, rischio idrogeologico a livelli allarmanti, settore sanitario alla deriva, rifiuti tossici disseminati ovunque, economia sotto i minimi storici, inchieste e processi di ‘ndrangheta che coinvolgono politici e cariche istituzionali, viabilità da “quarto” mondo, carenza idrica: questa è la Calabria, questa è oramai la terra che fu culla di civiltà, ma c’è qualcuno che ha trovato la panacea a tutti questi mali.

C’è chi “finalmente” ha rinvenuto la pietra filosofale per trasformare il male in oro e lo propone in Consiglio Regionale spingendo affinchè sia approvata la sua “ricetta miracolosa”: è l’onorevole regionale Giuseppe Giudiceandrea, colui che, con la sua cantica contro gli obiettori negli Ospedali, osanna l’aborto e che adesso, dopo essersi guardato intorno ed aver realizzato il degrado della Calabria, non trova di meglio da proporre che una legge che consenta alla nostra regione di salire sul podio, come prima regione in Italia, col premio di “distruttrice della famiglia”.

Non considero affatto un’esagerazione questa mia definizione se consideriamo che l’introduzione e l’adozione della famelica ideologia gender nelle scuole altro non porterà che uno squilibrio psichico nei nostri giovani.

Dando per scontato che tutti, più o meno, siano a conoscenza di cosa sia tale ideologia (tra accaniti tifosi ignoranti ed illustri oppositori un’idea se la son fatti un po’ tutti) vorrei invece invitare l’onorevole del “disonore” a riflettere sull’inutilità di questo provvedimento a lui tanto caro: una piramide senza solida base non avrebbe retto ai secoli per testimoniare la grandezza dell’antica civiltà egizia, allo stesso modo un Paese.

La famiglia, da millenni, rappresenta la base solida sulla quale si fonda la nostra società (invito l’onorevole a dimostrarmi il contrario) ed è costituita da un padre, una madre e dei figli. Senza questo presupposto fondamentale non esisterebbe nessuna Nazione, nessun Paese, nessuna società. Minare la psiche delle nuove generazioni giustificando questa violenza con stereotipati e deliranti discorsi di riconoscimento dei diritti alle unioni omosessuali è quanto di più ignorante ed ignobile si possa ascoltare.

L’omosessualità è un orientamento sessuale verso persona dello stesso sesso, appunto: un orientamento. Non è una patologia o un handicap, è solo e semplicemente un orientamento (molto spesso transitorio) che, in quanto sessuale, dovrebbe investire la sfera privata, intima, dei soggetti e quindi non necessita di alcuna regolamentazione giuridica poiché non è di mia conoscenza nessuna discriminazione giuridica contro gay dichiarati o meno. Parlare di diritto sottintende l’ottemperare ad un dovere e, nel caso di “famiglia gay” (sorrido mentre lo scrivo) mi vien da chiedere quale tipo di dovere inerente allo status di famiglia sia da adempiere?

Il dovere di una famiglia (evito di specificare “tradizionale” poiché dalla sottoscritta è ritenuto un pleonasmo) è quello di garantire la continuità di una Nazione attraverso i figli e l’educazione degli stessi, il diritto di un bimbo è quello di avere un padre ed una madre.
Non si discute di sentimenti in ambito giuridico né mai lo si è fatto (eccezion fatta per le affezioni) e non trovo nessuna valida ragione per adottare provvedimenti che non hanno nessun tipo di fondamento se non quello riconducibile alla sfera sentimentale o quello di assestare un colpo mortale alle origini della società, una società che sta vivendo una deriva morale con la complicità di personaggi che propugnano innaturali ed inutili quanto arroganti leggi.

Invito l’on. Giudiceandrea e tutto il consiglio regionale calabrese propenso all’approvazione di questa ridicole ed inutile legge a genuflettersi di fronte ai loro genitori, poiché diversamente, e col senno di poi li avremmo ringraziati se fossero stati gay, per averci evitato simili personaggi ed un invito ad occuparsi a risolvere i disagi che costantemente il popolo calabrese è chiamato ad affrontare.

Cominciasse l’onorevole a guadagnarsi l’emolumento che gli riconosce la Regione in quanto rappresentante di una fetta di calabresi che lo hanno eletto.

Azione Identitaria si opporrà fermamente e con tutte le sue a questa scellerata proposta.

Paola Turtoro
Portavoce regionale

AZIONE IDENTITARIA CALABRIA