domenica 4 febbraio 2018

Spazio cultura di Igor Colombo - Il ratto delle sabine.


Roma era da poco stata fondata ed avrebbe dovuto negli anni successivi conoscere espansione territoriale e soprattutto demografica per fortificarsi nel tempo fino ad arrivare la splendida e maestosa potenza che tutto il mondo conoscerà. 

Nei primi anni tutto ciò avvenne, ed anche rapidamente, però ad un certo punto arrivò meno l’apporto al popolo delle donne, che cominciavano a scarseggiare, arrivando a garantire la supremazia e potenza romana per una sola generazione. Questa situazione era molto preoccupante ed il suo Re,Romolo, decise allora di intervenire concretamente cercando alleanze con le popolazioni limitrofe per avere da quelle genti le donne con cui procreare e far crescere la città. 

Tali popolazioni, ed in particolare i sabini, che vivevano nella regione compresa tra l’alto Tevere, fiume Nera e l’appennino marchigiano, rifiutarono l’offerta dei romani e negarono loro questo favore. 
Romolo allora decise di ottenere cio' che voleva con l’inganno: organizzò alcuni spettacoli, dei giochi chiamati Consualia dedicati al Dio Conso, ed invitò i sabini a tale eventi. 

Nel bel mezzo dei festeggiamenti scattò il ratto delle donne sabine, un rapimento da parte dei romani fulmineo e che non diede tempo e modo di reazioni ai padri delle fanciulle, e si racconta anche che la più bella di queste donne fu rapita dal gruppo di un certo Talasio verso cui tutti rivolgevano la domanda di dove stesse portando tale incantata donna e questi rispondevano urlando: “la portiamo da Talasio”, e da questo episodio deriva il relativo grido nunziale. 

I padri sabini giurarono vendetta nei confronti dei romani e dopo qualche tempo organizzarono l’attacco a Roma, si avvalsero della collaborazione della figlia del comandante romano Spurio Tarpeo, la bella Tarpea che fu corrotta dall’oro sabino e per la sua voglia di possedere i braccialetti che i sabini portavano al braccio sinistro, le armille d’oro, aprì le porte della città alle truppe sabine guidate da Tito Tazio. 
Questa battaglia tra romani e sabini fu combattuta sul lago che poi venne ribattezzato Lago Curzio in onore del sabino Mezio Curzio.

Lo scontro fu durissimo ed i romani, guidati da Ostio Ostilio, ripiegarono.
Lo stesso comandante romano perse la vita, mentre Romolo fu ferito al capo dal lancio di una pietra. 
I sabini stavano avendo la meglio ed erano riusciti a raggiungere le pendici del Palatino e Romolo a quel punto invocò l’aiuto divino di Giove promettendogli, in caso di vittoria, la costruzione di un Tempio. 
In quel momento le donne dei sabini ormai divenute moglie dei romani, tra di esse anche la bella Esilia,moglie del re Romolo, non potendo tollerare la vista di tutto quel sangue che ormai a loro apparteneva da ambo le parti, si posero di mezzo ai due schieramenti ed implorarono la fine delle ostilità.
Romani e sabini si pacificarono e finalmente si unirono e si fusero in un solo popolo.
I romani presero il nome di Quriti in onore di Cures, città del sabito Tito Tazio, e cosi cominciò lo splendore e la potenza della più bella città che sta a capo del mondo: ROMA.