giovedì 1 giugno 2017

Referendum 2 giugno 1946 - La genesi dell'imbroglio repubblicano.

Questa Repubblica è giunta al suo 71°anno di festeggiamenti che partono da quel referendum del 2 giugno del 1946 in cui gli italiani furono chiamati a scegliere,dopo la seconda guerra mondiale,tra Monarchia e Repubblica.
Non che quella Monarchia susciti in noi simpatie particolari anzi, ma diviene d'uopo ricordare brevemente l'aria che si respirava in quell'Italia nei giorni che precedettero la consultazione elettorale. 

Era una Nazione prostrata, divisa e sconfitta, regalata nelle mani delle potenze vincitrici di quel conflitto mondiale in cui una parte ben identificata, come il Pci, nelle regioni settentrionali teneva in mano le redini di tutto, con la violenza e l'odio. 

Una Italia come quella incapace di reagire e di ragionare e pronta in quelle condizioni a firmare qualsiasi trattato, proiettata verso la nascita di una nuova forma di governo che porterà da li in avanti solo asservimento a poteri internazionali e, di conseguenza in maniera graduale,perdita della sovranità nazionale. 

Al voto di quel 2 giugno del 1946 non parteciparono tutti gli italiani in quanto molti furono privati di quel diritto di cui la nascente democrazia cominciava ad ornarsi di belle e vacue parole.
Nei giorni precedenti vi furono rappresaglie, divieti ed omicidi, tutti rivolti a colpire chiunque volesse manifestare il proprio consenso nel mantenere lo status quo,cioè la Monarchia.
Gli ausiliari di Romita furono molto in attività in quei giorni ed il sangue e la paura continuavano a serpeggiare tanto nel "triangolo della morte" in terra emiliana, tanto a Roma ed in altre città.
 Si ricorda un Nenni che urlava dai palchi dei suoi comizi "o la Repubblica o il caos" e Scoccimarro, allora ministro delle finanze, minacciava di rivoluzione e di rovesciamento dell'ordine costituito in caso di vittoria della Monarchia.
Furono esclusi dal voto i cittadini italiani della Venezia Giulia, della Dalmazia e dell'Alto Adige, cosi come gli italiani di Libia. 

I brogli caratterizzarono la nascita di questa Repubblica, genesi perfetta in netta continuazione di ciò che sarà per i futuri settant'anni in cui si abdicarono politiche sociali, nazionali, identitarie e di difesa della cellula più importante di uno Stato e di una comunità: la Famiglia. 
In questo 2 giugno non troviamo niente da festeggiare ed andare fieri, anzi, al contrario, raccogliamo e forgiamo anelli da inserire nella nostra catena tradizionale di Patria che è e sopravvive a periodi storici e di governo e che affonda le sue radici in oltre 3000 anni di storia. 

La Potenza divina e benefica che incarna la Nazione è quella regolatrice e portatrice di valori di amore per la Terra dei nostri Padri e di Pace, rifiutando l'annullamento delle differenze e la sostituzione etnica cui proprio gli eredi di quella falsa vittoria del 2 giugno vogliono imporci.
La Patria non è una forma di governo, ma è il sacro fuoco che si accende in tutti coloro che la amano.

Azione Identitaria Calabria