domenica 21 maggio 2017

Spazio Cultura - La Battaglia di Maratona, l'origine della nostra cultura marziale 490 A.C. - di Igor Colombo



Il principe persiano Ciro conquistato il regno della Media indirizzò le sue mire di conquista verso la vicina Lidia di re Creso e per rovesciare tale potente e ricco sovrano chiese aiuto ed alleanza ai greci della Ionia (l’odierna Turchia),i quali però gliela rifiutarono in quanto consideravano Creso imbattibile.
Ciro, chiamato poi il Grande, riusci a sconfiggere e conquistare la Lidia (546 A.C.) dando inizio al suo maestoso impero e come primo atto decise di sottomettere le città greche della Ionia che avevano rifiutato l’alleanza e li pose dei satrapi che governavano per lui ed i greci furono obbligati a versare al nuovo imperatore i tributi e dare uomini in battaglia.
Nel 499 A.C. quegli stessi greci della Ionia decisero che quella tirannia avrebbe dovuto terminare e proclamarono l’isonomia, cioè l’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge.
Ovviamente i persiani non capivano neanche cosa stessero dicendo e pretendendo i greci della Ionia, per loro era un fatto normale che sudditi si inchinassero e si assoggettassero davanti ad un sovrano.
I greci ioni aiutati e finanziati dalla madre Patria, Atene, bruciarono la città di Sardi ma nonostante ciò non riuscirono a rovesciare l’impero persiano, il quale dopo aver seminato discordia e divisione tra le viarie realtà greche, incendiò Mileto che si ritrovò sola ad affrontare i temuti persiani.
Gli stessi persiani, una volta ripreso il controllo, decisero che gli ateniesi, colpevoli di aver finanziato e supportato la ribellione della Ionia, dovevano essere sottomessi.
Una prima spedizione navale persiana guidata da Mardonio nel 492 A.C. fu travolta da una tempesta, il Maltemi, che spinse sugli scogli le navi della flotta persiana che subi' diverse e gravi perdite, poi fu pensata due anni dopo nel 490 A.C., una seconda spedizione questa volta capitanata dal re in persona Dario, che al posto di costruire il ponte di barche sull’Ellesponto pensò di far transitare le sue navi da sotto, passando per il mar Egeo ed evitando cosi la penisola calcidica fatta di scogli cui un anno e mezzo prima la flotta di Mardonio si era schiantata.
La flotta Persiana composta da circa 30 mila uomini sbarcò sulla spiaggia nella piana di Maratona nei primi di agosto del 490 A.C., un posto ideale per invadere e conquistare la Grecia, in quanto distava solo 42 km da Atene.
Proprio ad Atene si tenne un consiglio di guerra per preparare la difesa della città ed i cui capi militari erano chiamati a decidere quale strategia attuare per difendersi dai temuti persiani che incutevano tanta paura.
Atene all’epoca era composta da circa 30 mila cittadini, 15 mila di questi erano agiati in quanto in grado di comprarsi una panoplia, ovvero un’armatura da guerra.
Nel mondo arcaico il diritto di guerreggiare era un privilegio di casta dell’aristocrazia ed Atene per questo si distinse dal resto del mondo allora conosciuto perché tutti i cittadini avevano il diritto di fare la guerra ma l'avrebbe potuta affrontare soltanto chi fosse stato in grado di comprarsi le armi ed in quella Atene del 490 A.C. ben 15 mila cittadini avrebbero potuto affrontare tale spesa.
Nel consiglio di guerra tenuto ad Atene la situazione si fece drammatica, tra le diverse fazioni emersero pareri contrastanti sul da farsi e su tutte prevalse l’orientamento di Milziade, capo di una delle dieci tribù in cui era strutturata Atene ed al cui vertice vi era il Polemarco Callimaco .
Milziade decise che si sarebbe dovuti andare incontro all’esercito persiano che era stanziato sulla Piana di Maratona e cosi fu.
Dopo aver valutato attentamente il tutto si decise di chiedere aiuto all’altra grande città greca che era Sparta e li fu inviato il messaggero Filippide che compi’ la grande impresa di percorrere la distanza che separava Atene da Sparta,220 km di terreno accidentato, in soli due giorni e quando lo stesso giunse a destinazione, gli spartani dissero chiaramente che la minaccia persiana riguardava si tutta l’Ellade , ma che loro prima della luna nuova non avrebbero potuto sostenere la battaglia in quanto ligi nell’osservare le loro pratiche religiose.
Intanto da Atene marciarono dopo la decisione 10 mila opliti, un esercito imponente, senza eguali nel passato e senza pari nel futuro, una proporzione unica, in pratica nella città erano rimasti solo donne,vecchi e bambini.
L’esercito greco si attestò su di una collinetta li dove terminava la piana e sotto un tempio di Eracle attendendo l’arrivo degli Spartani per dare battaglia.
Nella notte tra il 9 ed il 10 di agosto, al polemarco Callimaco, svegliato dai suoi attendenti, gli si annunciò l’arrivo di messaggeri dagli avamposti che gli portarono notizie spaventose: i persiani stavano reimbarcando circa 10 mila uomini per dirigersi verso Atene che in quel momento era completamente esposta al pericolo, dal momento che il suo esercito era schierato sulla piana.
Si tenne subito un nuovo consiglio di guerra ed in cui la decisione da prendere divenne drammatica, alcuni propendevano per tornare in città e difenderla, altri invece per tenere quella posizione favorevole ai piedi dei colli, in quel momento di forte indecisione riprese la parola Milziade, quello che convinse a marciare verso Maratona.
Milziade espose suoi calcoli circa il tempo che la flotta persiana avrebbe impiegato per superare Capo Sunio e giungere ad Atene (circa 10-12 ore) spiegando al contempo quante ore loro stessi avrebbero impiegato per raggiungere la stessa Atene (circa 6-7 ore).
A conclusione di ciò Milziade, rivolgendosi al consiglio di guerra, affermò che loro avrebbero avuto a disposizione una finestra di tempo di circa 5-6 ore e questa riflessione colse di sorpresa gli altri capi delle tribù ateniesi che domandarono a cosa potesse servire quel lasso di tempo descritto da Milziade e quest’ultimo, in maniera molto serafica, affermò che tale spazio temporale sarebbe stato impiegato per dare battaglia sulla piana.

Il piano di Milziade, vero eroe di Maratona, fu quello di abbandonare la posizione favorevole ai piedi dei colli non per tornare indietro ma per schierarsi in ordine di battaglia e sconfiggere l’esercito persiano che in quel momento era il doppio di quello greco, e, dopo, rientrare ad Atene e difendere le mura della città.

Ovviamente tutti lo presero per folle, inizialmente però poi tutti si convinsero della bontà del suo piano e si schierarono a falange.
Gli opliti rinforzarono le ali ed assottigliarono la linea centrale andando incontro ai persiani cantando il famoso Peana, inno sacrificale al Dio Apollo.

I nemici persiani si ritrovarono stretti nella morsa centrale circondati dagli opliti che mantennero la posizione costringendoli poi alla fuga. I persiani furono inseguiti fin sopra le loro navi e furono massacrati dai greci.
Alla fine restarono sul campo solo 192 ateniesi contro 6400 persiani, una vittoria straordinaria e schiacciante.
Terminata la battaglia di Maratona, i greci sarebbero dovuti tornare ad Atene perché intanto la flotta persiana si stava avvicinando alla città e di corsa gli opliti sotto un caldo incredibile e con trenta chili di armatura addosso, si precipitarono a difenderla.
Giunti ad Atene dopo 6 ore di corsa, gli opliti si schierarono davanti alla baia del Falero sotto le mura del Cinosarge ad attendere le navi nemiche, che giunsero alla spicciolata poco dopo.

La luce del sole al tramonto riverberava sul bronzo delle corazze e degli scudi dei greci ed i persiani,da esperti uomini di guerra, capirono subito che quelli non erano soldati sconfitti e braccati dal nemico, sapendo benissimo che tutto l’esercito ateniese era schierato sulla piana di maratona e quindi intuendo subito che qualcosa era successo, dispiegarono le vele e tornarono indietro.

La battaglia di Maratona fu effettivamente la battaglia della corsa, ma non quella raccontata da una certa falsa storiografia che parla di una corsa di Filippide ad annunciare la vittoria alla città per poi stramazzare al suolo.

Maratona segna un punto importante della storia, la prima vera e grande invasione da parte dei persiani che volevano assaltare la nostra civiltà ma che, grazie agli eroi opliti ed all’arguzia di Miliziade, furono respinti.
Cosi avvenne anche dieci anni dopo nella battaglia di Salamina, preceduta dall’eroica resistenza degli spartani di Leonida alle Termopili.