domenica 30 ottobre 2016

Popolo, Patria, Tradizione .....





Il continuo flusso di notizie che sfuggono ai filtri rassicuranti e propagandistici del regime mette in luce una inquietante realtà: siamo di fronte ad una crisi totale di civiltà, ad un crollo che ha pochi paragoni nella storia dell’uomo europeo, se non con i momenti più bui della sua Storia.
Sul piano della lotta culturale e politica, l’avversario principale di un movimento che voglia opporsi a questa caduta, a questo crepuscolo, sono tutte le teorie che assolutizzano l’individualità umana sul piano unicamente materiale.
Il ruolo proprio allo Stato, rettamente compreso, del difendere e promuovere il valore di ogni essere umano, viene inteso soltanto nel tutelare una pace provvisoria, una “pax economica” atta all’appagamento dei desideri dei singoli individui senza mai rivolgere alcuno sforzo verso il miglioramento spirituale ed etico del cittadino. Se per (cercare di) tutelare gli appetiti voraci degli uomini-animale calpestanti un dato suolo è sufficiente l’abominevole concetto di “governance” (non a caso in ‘lingua franca’…), di ‘Stato-azienda’, per la realizzazione etica di ogni parte del Popolo è necessaria una vera Res Publica, una comunità funzionante, dotata di gerarchie e strutture motivate non soltanto dall’utilità del momento, ma da valori trascendenti e profondamente radicati in un dato luogo e nello spirito più alto di ogni Nazione.
Quando si parla di meccanizzazione dell’amore, di economizzazione di ogni struttura politica, di sostituzione irrimediabile di intere popolazioni o dei loro costumi patri, si è di fronte non tanto a teorie avverse, quanto piuttosto ad ideologie disumanizzanti.
L’imposizione del concetto di un uomo-macchina, che deve soltanto “funzionare” senza dare troppi problemi è un traguardo negativo al quale l’attuale ciclo della modernità ha riservato due strade, eventualmente ibridabili: quello del liberismo totale, dei “diritti individuali”, dell’esasperazione dell’ego da una parte, e della “socializzazione senza spirito” dall’altra, vale a dire tutti i cascami del marxismo trotzkista e “messianico”. Fornendo alla “macchina” appagamento dei sensi, ricchezza, lavoro, sesso, cibo, si crede di esaurirne ogni bisogno, negando totalmente ogni aspetto spirituale. Problema non da poco: le risorse sono poche e nel tentativo di appagare, di volta in volta, le risorse umane più “problematiche”, non si fa altro che alimentare un conflitto perenne, un “caos calmo”, ottenendo risultati catastrofici di barbarizzazione della società.
Non troppo paradossalmente entrambi gli indirizzi convivono ora in forma ibrida nelle attuali società occidentali. Il presupposto filosofico è identico: l’uomo è un animale da addomesticare, per renderlo “felice”. Un essere dotato di un corpo e di una mente, ma senza spirito. Il liberismo tenta di addomesticarlo attraverso la competizione economica e il consumismo, le socialdemocrazie (post-marxismo liberale) attraverso l’inculturazione di intere società ed attraverso la messa in discussione di tutto il bagaglio tradizionale dei popoli, visto come arretrato retaggio “non ancora evoluto”. E’ evidente la radice meta-filosofica identica ai più svariati fanatismi pseudo-religiosi che vedono il mondo precedente alla manifestazione storica della loro allucinazione come “sbagliato” e “da correggere”.
La nostra risposta al liberismo è un comunitarismo spirituale, non materialista, non più basato sulla contrapposizione di classe ma sulla socializzazione delle risorse vitali alla salute della Patria; la risposta al neo-marxismo e alle social democrazie è principalmente rivolta alla riscoperta e alla difesa delle tradizioni patrie e del bagaglio etico dei Popoli, da contrapporsi alle rappresentazioni astratte ed alienanti degli “alchimisti sociali” così ampiamente finanziati da chi tiene le redini del regime che ci schiaccia.